estrellita novembre 21st, 2011
ci sono periodi, a volte molto lunghi, in cui tutto sembra separato, a compartimenti stagni. e non va mai bene. poi passano gli anni, vengono al pettine certi nodi, certe faccende che si credevano risolte e invece sobbollivano come un malestrom in un fiordo, e così ci si deve fermare ad analizzare, mentre il mondo se ne strafrega e va sempre al galòp, senza pietà. e sotto i ponti passano acqua, molecole varie, buio, sogni, vite intere.
poi ecco ad un tratto, che, quando meno te lo aspetti, scopri che ti viene voglia di fare qualcosa. una cosa qualunque. però con lo stesso entusiasmo che avevi a vent’anni, quando dovevi studiare per un esame pallosissimo e sul margine della somma teologica fotocopiata facevi la lista delle cose che avresti preferito in quel momento e che avresti potuto fare soltanto una volta finito di studiare. tipo pattinare, fare i biscotti, volontariato al gattile, bondage.
in quel momento lì, capisci che stai guarendo.
però bisogna ricominciare a cercare i pezzi e girarli in modo che combacino e poi, armarsi di colla, e capire che, nonostante le imperfezioni e le sbeccature, i pezzi quelli sono, e te li devi tenere. non li puoi cambiare, non puoi spendere la tua vita dannandoti a seguire una perfezione che non esite e non esisterà mai. e forse è lì che cominci ad assolverti un po’ e a volerti un po’ di bene.
[special thanks to my shrink]
estrellita agosto 17th, 2011

in un attimo credo di aver capito tutto.
prendere le distanze, ecco il segreto.
devo solo prendere le distanze…
estrellita luglio 12th, 2011
ho bisogno di idee.
tipo sugaman, per capirci, che è una delle poche cose che mi abbia entusiasmato ultimamente…
estrellita maggio 12th, 2011
oggi è la mia seconda volta, ma – accidenti – è durissima.
non esci di lì proprio sereno e allegro, ma solo consapevole che la tua ora una volta alla settimana è soltanto una goccia nell’oceano.
per ora mi considero in prova, non so se diventerò mai una vera volontaria. anche perché quegli ambienti li conosco un po’, in passato li ho frequentati, e ho fatto fatica a sentirmi a mio agio. non mi piacciono gli estremismi, non amo i luoghi comuni, e non voglio dire cose ingiuste, ma dico solo che ho fatto parecchia fatica a trovare un punto di equilibrio in cui collocarmi. perciò vado senza cercare di essere accettata, senza condividere odi e battaglie, armata solo di regolamentare cartellino verde e di tacchino bollito per loro. per loro, questo è l’importante.
presto arriverà l’estate e le gabbie saranno piene. il sole e il caldo renderanno più pesanti l’aria e l’attesa. la strada per arrivare su quel cucuzzolo è lunga e stretta. ma loro sanno aspettare
estrellita maggio 4th, 2011

abbazia stabat mater, tiglieto (courtesy pucci)
estrellita aprile 13th, 2011
la mia ultima attività lavorativa di oggi è stata rispondere al sondaggio: preferisci le stelline o i grattini?
estrellita aprile 7th, 2011
sto ancora qui a chiedermi la stessa cosa: ma dove diavolo è finita?
dov’è finita quella ragazza con la sua vecchia 500 blu e gli anfibi? quella che picchiava i padroni che picchiavano i cani? quella che vagava sognante per i vicoli e le creuse, quella che cercava la poesia e a volte la trovava, quella che si faceva domande su dio, che aveva sempre un diario di carta con sé, che non invidiava mai nessuno, che si tingeva di blu i capelli e non mangiava gli animali.
io l’ho persa di vista da tanto
estrellita marzo 2nd, 2011
risplendere, risplendere sempre
è la parola d’ordine
mia e del sole
(vladimir majakovskj)
e come il re sole io festeggio il mio compleanno per [almeno] una settimana :D
estrellita febbraio 13th, 2011
genova, 13 febbraio. piazza caricamento, tra coperchi di pentole che sbattono e fischietti. il simbolo di oggi, per me, è, una bambina piccola coi codini, completamente vestita di rosa, che dorme pesante sul suo passeggino, e stringe in mano una macchinina rossa. sembra uscita dai sogni della giannini bellotti, quando più di trent’anni fa scriveva dalla parte delle bambine.
cerco di dare una forma ai miei pensieri sulle donne e in questi anni ho letto, ho parlato con tante donne e ho cercato di capire, ma ho sempre preso le distanze da certi stereotipi. quelli berlusconiani, ma anche quelli vetero femministi, perché ripescare dai bauli degli anni settanta slogan e ideali mi sembra anacronistico e grottesco.
oggi volevo essere in piazza per difendere il diritto delle donne, ma soprattutto delle bambine, di essere se stesse. di giocare con le macchinine e di correre dietro a un pallone, se ne hanno voglia. ma il diritto di essere liberi appartiene a tutti gli individui, perciò non mi piace parlare di “femminismo”, perché dalla cronaca di questi tempi gli uomini escono anche peggio delle donne. sono contenta perché oggi in piazza c’erano famiglie e persone anziane, uomini e donne e bambini e gente che chiedeva permesso, prima di passare. cose mai viste. questo mi ha stupito, la compostezza di una folla che per genova non era affatto piccola (primocanale.it parla di cinquemila persone, poi si corregge e con le stime degli organizzatori diventano trentamila, genova24.it di diecimila, in questo momento). vedere signore in paltò mi sembra davvero il segno tangibile che la gente ha le scatole piene non solo di certa cronaca, ma anche di essere etichettata, omologata, gestita. il segno che, per quanto minacciata, macchiata e logora, la democrazia ce l’abbiamo ancora.
eroine snob un cazzo, vorrei aggiungere.