Archive for the 'veleni' Category

ma la notte no

estrellita ottobre 7th, 2008

non riesco a pensare a una cosa peggiore che svegliarsi di notte per fare pipì, passare accanto al pc acceso e farsi venire la splendida idea di dare un’occhiata alla posta, certi di trovare consegnato un lavoro che si attende con urgenza. incazzarsi come una bestia alle quattro del mattino no, non va bene. perché significa scrivere e cancellare almeno cinque mail che l’ora assurda rende sproporzionatamente pesanti. e soprattutto significa tentare di riaddormentarsi, mentre la rabbia sale esponenzialmente. vuol dire non riuscire più a chiudere occhio, restare svegli e incarogniti a fissare i numeri sul soffitto per ore. e non si tratta di insonnia.

cos’aveva vanessa paradis (che noi non avevamo)?

estrellita ottobre 3rd, 2008

non parlo di adesso, ovviamente: è chiaro a tutti cos’ha lei che noi manco ci sogniamo. io parlo di ben altri insospettabili tempi.
entrando in un baretto di paese, a bosio, campeggia sul maxischermo piatto. vorrei un gin tonic, ma chiedo un caffè al ginseng e mi stropiccio gli occhi: è proprio lei. saranno vent’anni che non vedo questo video e lo squarcio nel velo di maia è quasi insostenibile: una vanessa paradis secchissima, annegata in una mostruosa felpetta, canta con una voce da deficiente joe le taxi, accennando un movimento d’anca. riga da una parte sulla frontazza e denti radissimi montati su faccia quadrata. è assolutamente un cesso una pivella secca e bruttina. poi è diventata la lolita francese e va bé… si sa: stucco e pittua fan bella figua, diceva mia nonna.
e chissà in quante, da ragazzine, volevamo essere esattamente come lei e soffrivamo un casino per negazione di gambe lunghe e capello color miele [grazieadio non era ancora sposata con johnny depp, cose da colpi di lametta].
ma perché nessuno ci ha mai dato un paio di occhiali? uno specchio? una sberla?
che nervi.

perché odio i punkabbestia

estrellita settembre 2nd, 2008

uscendo dall’ufficio una puzza tremenda ti assale. una puzza tipo muffa pecorino mista a piscio e forse un po’ a vomito. guardando in basso c’è un cane piccolissimo, direi appena nato, che ti corre incontro e poi dietro un cane diverso e più grande, triste. sul muretto calzini cementificati e scarpe da skate. seduto sotto, uno della mia età, lurido, che chiede monetine ai passanti.
ecco, pensate pure di me tutto quello che volete, ma io provato un bel mix di fastidio, schifo, odio generalizzato. senso di impotenza per i cani, e assolutamente nessun sentimento di pietà per il punkabbestia, che, anzi, mi sento legittimamente di giudicare. non lui, di cui non so niente, ma la categoria a cui vuole appartenere (ammesso che i punkabbestia esistano come categoria uniforme, ma direi di sì).
le due cose che posso dire con certezza è che non li capisco e che non è giusto che possano tenere animali. non sanno badare a se stessi, protestano contro un establishment e una società che però è la stessa a cui scassano la minchia con le monetine, e trascinano povere bestie in una vita di stenti.
sono omologatissimi, più omologati di qualsiasi altra categoria umana: parlano uguali, si pettinano uguali, puzzano uguali. e sai cosa penso anche? che screditano tutti i senzatetto.
ma che gusto c’è a vivere così?
qualcuno mi spieghi, qualcuno mi consigli una lettura, perché io veramente vorrei capire.
non liquidatemi come vecchia e borghese, perché a me essere vecchia e borghese costa tanta fatica: le monetine mica le cago, io.