Archive for the 'riflessioni' Category

volta la carta

maggio 5th, 2009

per la miseria, non fosse che non sono proprio un drago – salutisticamente parlando – , oggi ci vorrebbe una bella ciucca di quelle storiche. magari di caffè borghetti, o di caffè shakerato.
oggi è uno di quei giorni in cui ti appendi alle pagine della storia e le volti. in cui imprimi una direzione nuova alla tua vita.
come quella volta che mi sono licenziata. o quell’altra volta del cerchietto rosso

come bugs bunny

aprile 6th, 2009

il pensiero che mi trovo a fare più spesso ultimamente è che la gente è fuori come un poggiolo. lo faccio talmente spesso che la possibilità del paradosso mi ossessiona: e se fossi io ad essere così fuori di testa da non accorgermi che sono tutti normali tranne me?
per fortuna esistono delle prove oggettive che mi sbaglio.

scampoli

marzo 6th, 2009

lo confesso, mi sento un po’ persa. per fare la mamma ho dovuto rinunciare ad alcune cose che facevo prima e che riempivano la mia vita e adesso i pochi ritagli di tempo libero che ho non so quasi come impiegarli. sono fuori dal mondo da troppo tempo e, a parte mettere a posto e quelle robe lì, non so cosa fare. il tempo è talmente poco che ho quasi l’ansia all’idea di destinarlo a una cosa specifica, perché dovrebbe essere proprio specialissima. tipo leggere un libro veramente intenso, guardare un film davvero bello, fare un lungo bagno caldo, cucinare qualcosa di perfetto. ma non sono cose che si fanno in cinque minuti, quindi è meglio leggere un volantino del supermercato, o svolazzare qua e là per i blog o fb, aprire la posta o imbottire una piadina.
insomma, una noia pazzesca. quasi quasi sono felice di tornare a lavorare lunedì, almeno leggo i giornali ;-)

polsi

febbraio 24th, 2009

non sono una donna di polso, decisamente.
a parte la doppia tendinite con tunnel carpale, che sembra il nome di un tuffo, il fatto è che non sono il tipo che sa farsi rispettare da tutti. sarà che sembro sempre più ingenua di quello che sono, sarà che ho forse troppo rispetto per le persone, anche di quelle “piccole”, sarà che il muso duro non fa per me e che mi bastano gli spigoli degli altri. o sarà che a volte non lo so neanche io cosa voglio e lascio che i desideri degli altri diventino i miei.
sarà…

etichette*

gennaio 28th, 2009

ldebernieres-etichettecome al solito il bisogno di dare definizioni e di etichettare fa un po’ perdere di vista il fatto che stiamo parlando sempre dello stesso mestiere: il buon vecchio redattore. però il search engine copywriting, questa faccia della scrittura professionale, è mooolto interessante :-)

[* un omaggio ai gattofili]

epidurale, sì o no?

novembre 4th, 2008

soffrire si o no durante il parto? il dolore è una malattia oppure è parte funzionale del parto stesso? è solo un fatto culturale e ideologico, oppure si tratta di medicina e tecnica?
mentre in altri paesi l’epidurale durante il travaglio viene fatta di routine, in italia occorrono il consenso informato e l’autorizzazione scritta della donna.
mi piacerebbe vedere un confronto all’americana tra ostetrica, ginecologo e anestesista, dove ognuno esponga, non tanto la propria opinione, ma dei dati chiari e inequivocabili a sostegno o meno dell’anelgesia. si, perché durante il corso di preparazione ho incontrato tutti e tre gli specialisti e ognuno ha una sua opinione ben precisa, possibilmente diversa da quella dell’altro. eppure lavorano nello stesso ospedale, nello stesso reparto, e soprattutto con le stesse persone.
l’anestesista (uomo) è a favore e ha portato dati a supporto della sua teoria, sottolineando che in italia c’è molta ignoranza e che chi vuole la donna partorire nel dolore ha una posizione talebana. l’ostetrica e la ginecologa, entrambe donne e madri di tre figli ciascuna, dicono di non essere contrarie a priori, ma di essere favorevoli solo in caso di effettiva necessità. nessuna delle due l’ha fatta.
anche io penso che una donna sana può far nascere il suo bambino senza bisogno di anestesia, però mi domando se l’idea che un po’ di sofferenza sia funzionale alla nascita di un bambino non sia davvero un retaggio cattolico da superare.
c’è da dire che l’ospedale dove ho scelto di partorire è della curia (anche se vive di finanziamenti pubblici) ed è uno dei pochi che prevede un anestesista dedicato esclusivamente al reparto maternità.
c’è anche da dire che ho firmato a favore dell’epidurale. poi magari non la faccio, ma comunque io ho firmato.

lipstick on a pig

settembre 11th, 2008

certo, i diritti fondamentali non si conquistano a colpi di balletti smutandati in mezzo alla schiuma ed è vero che il gay pride è una carnevalata. ma che male c’è a rendere genova un po’ più kitsch per un giorno? bella, sporca, bacchettona, scazzata, trash lo è già e certo un’iniezione di visibilità caciarona non le farebbe male.
così non ci ricorderanno solo come industrial city near portofino, come la macelleria messicana del g8, come città degli anni di piombo, come patria di cristoforo colombo del pesto e di beppe grillo.
regaliamo un evento spontaneo a queste povere orde di turisti che ogni mattina si riversano tra le vie patrimonio dell’umanità, smarriti, sperduti in mezzo a una bellezza che per vederla devi scostare la sporcizia, scavalcare cacca e siringhe, tagliare la macaia, superare l’omertosa ostilità degli abitanti di tutti i colori e le forme.
il gay pride, per me, è un’occasione per questa città, che purtroppo resterà sempre un maiale che grufola e mugugna per gli affari suoi. un po’ di rossetto non potrà che farle bene. perché per genova sarà come svegliarsi col cuscino chiazzato di bava: subito si prova un po’ di vergogna, poi però si scrollano le spalle perché vuol dire che per una volta hai lasciato andare la mascella serrata e hai dormito un vero sonno ristoratore. una botta di relax, insomma, mentre i nostri politici si scontrano sull’opportunità dell’evento ed evitano di affrontare le questioni veramente importanti.

dell’onore e dei lego

agosto 26th, 2008

ho letto una frase, era di tolstoj. diceva che per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente.
volevo solo dire che non sono d’accordo.
a me piace una vita fatta di piccoli mattoncini lego. che all’inizio vuoti lo scatolone per terra e sono tutti mescolati, poi cominci e li metti uno sopra all’altro, anche quando non hai un progetto preciso in mente, ma qualcosa ti guida e li metti su comunque. la statica ti dirà poi se può reggere o meno. se ci pensi anche i matrimoni sono così. intanto tu costruisci con gioia, accosti con gusto e a volte per anarchia.
ci vuole molto più onore a costruire tutta una vita di piccoli pezzi, secondo me

se si può, si deve

agosto 26th, 2008

sembra che funzioni così: se una legge ti permette un escamotage allora sei scemo a non approfittarne.
perché andare in maternità al settimo mese di gravidanza, quando potresti farti fare il certificato per lavorare fino all’ottavo mese e poi andartene beatamente in maternità a rischio per tutto il settimo? infondo ci guadagni un mese con tuo figlio dopo…
un po’ come il colpo di frusta: ti tamponano e devi dire che ti fa male il collo.
io non ci sto, semplicemente perché è una truffa, ecco cos’è. perché una che è in maternità a rischio ha dei problemi seri e non ci voglio neanche pensare. sto bene e voglio lavorare il giusto senza togliere niente a nessuno.

perché devo sembrare stupida?
mi oppongo fermamente a questo tipo di pensiero. anzi, è proprio questa mentalità tipicamente italiana a fare andare a rotoli il paese.
quanto mi fa incazzare.

a proposito di torte

agosto 6th, 2008

mentre io son qui che mi picchio con le fatture, di là, nella mia vecchia buona redazione, si stanno sbafando un dolce della a., che produce delle cose inenarrabilmente buone per il compleanno di tutti. lo faceva anche per me, quando lavoravo lì.
oggi questo dolce [cioccolato, fragole e savoiardi, mi dicono le fonti] l’ha fatto per festeggiare il suo compleanno e quindi tutti saranno nell’open space a ridere, a bissare senza ritegno e a chiedere ricette. mi domando se si rendono conto di quanto sono fortunati ad avere momenti così.
mica sono tutti così i posti di lavoro. mica da tutte le parti puoi fare feste quando ti pare senza avvisare i capi.
sono giunta alla conclusione che, nonostante i contratti precari, nonostante il casino di cose da smazzare, nonostante le complicazioni quotidiane, il vero valore aggiunto sia la qualità umana delle persone con cui ogni giorno passi più di otto ore.

bello rendersene conto dopo che ti sei licenziata.

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