estrellita gennaio 24th, 2012
eppure sono più forte proprio adesso, in un momento di oggettiva difficoltà e priva di appigli molecolari.
assomiglio, come dire, a un grosso scatolone: più sembro fragile a tutti, perché rotolo nel vento, più imparo a rimbalzare. a oppormi quando è necessario, ad accogliere, se è il caso. a stare in silenzio, ma a stare. insomma: a porre con la mia presenza una questione.
l’involucro forse si è un po’ sfregiato, a giudicare da certe foto di una decina di anni fa, ma il vecchio cartonaggio regge sempre. le etichette vanno e vengono, e chissene.
estrellita novembre 30th, 2011
Sono seduta in un caffè di fronte alla facoltà, in attesa che lo sportello dello studente apra, per sistemare una cosa burocratica. In questo bar, che nel frattempo ha cambiato 100 nomi e 100 pelli, ci ho cazzeggiato per anni. Troppi. Prima di andare a lezione, dopo le lezioni e durante le lezioni, quando si smaltiva la bisboccia della sera precedente tra lamentele e aneddoti sui libretti universitari gettati dalla finestra direttamente in mezzo a via balbi da professori ammantati di mitologia. Alla radio i Nirvana, e Kurt Cobain era vivo, e internet non c’era, e neanche il cellulare in mano a cani e porci, e gli studenti telefonavano con la scheda nei telefoni arancioni [il gettone no, per carità, quello era prima].
L’immancabile caffè doppio davanti, me ne stavo seduta proprio qui, coi jeans e le clarks, la faccia acqua e sapone. E non ci capivo un cazzo tanto quanto, non sapevo chi ero e cosa volevo e neanche da che parte ero girata. Non erano gli anni delle ideologie, delle grandi battaglie, dei cortei. In quegli anni lí, i novanta, eravamo disillusi, orfani di cose da sognare, e se mi è capitato di ritrovarmi a un seminario di lotta comunista era solo per colpa di uno strafico. Ma quale politica? La mia indifferenza era totale, più della confusione, e mi definiva solo la certezza di ciò che non volevo essere. Sostanzialmente mi interessavano de andrè, la letteratura e il teatro. Mangiavo pezzi di focaccia seduta su uno scalino e girovagavo per i miei vicoli, passando da un amore all’altro.
E non ci posso credere che sono ancora qui a menarmela con la tesi da fare.
Non è che non abbia costruito niente in questi anni, ma è come se avessi voluto lasciare la porta accostata su quella vita. Un piede fuori, nel mondo vero, e un piede dentro quella vecchia clark. Nella gioventù, diciamo.
Ci vuole talento anche a prolungare la propria adolescenza in questo modo, tutto sommato, ma ora bisogna crescere ;)
estrellita febbraio 7th, 2011
più passano gli anni e più mi convinco che non sono tagliata per l’ufficio stampa.
sono più tagliata per i ceti da ballatoio :D
come fondamento scientifico e radicamento delle notizie nella realtà, direi che non ci sono grandi differenze
estrellita dicembre 28th, 2010
rispetto all’anno scorso in effetti non è cambiato granché.
il primo punto è sempre lì, l’unico progresso è stato andare a parlare col relatore e aver iniziato a stendere la bibliografia. ma vabbé, di questo passo si laurea prima caterina.
riguardo alla rassegnazione di vedere mia figlia un paio d’ore la sera, sì, ci sono stati un paio di progressi: io mi sono rassegnata a suon di xeristar, lei va a letto un po’ più tardi
per quanto riguarda il terzo punto rimando allo xeristar e alla strizza.
ah, e babbo natale mi ha portato il bimby ;)
estrellita settembre 29th, 2010
stamattina, quando mi si è bloccato il bancomat, ho capito subito che si trattava di una giornata nefasta.
ma è stato solo nel primo pomeriggio che ho finalmente capito una cosa: quando dicono “dalla padella alla brace”, non intendono la padella da cucina.
estrellita novembre 18th, 2009
se è vero che l’intelligenza è capacità di adattamento, allora io sono una gloriosa idiota.
ma voglio elaborare una nuova teoria e dico che la resistenza corporea a certi adattamenti è intelligenza.
è quasi impossibile, per esempio, abituarsi alla bruttezza del lungo bisagno. eppure non è un rigagnolo qualsiasi, è un fiume che, quando piove, si fa sentire eccome. e allora quando riempie quel letto trasandato e travolge tutto senza pietà mostra anche la sua bellezza. perché i genovesi non gli hanno dato un lungo argine decoroso? perché non ci sono alberi, ad esempio, e lampioni e passeggiate romantiche ad accompagnare lateralmente, dall’alto, il suo corso. perché i romani, i parigini i fiorentini lo fanno e noi no? io voglio fare una proposta di legge per restituire la dignità ai corsi dei fiumi.
perché le persone possano passeggiare, correre, suicidarsi in luoghi decorosi.
estrellita agosto 20th, 2009
estrellita luglio 16th, 2009
normalmente io non ho paura del dentista, ma oggi, mentre ero lì che mi facevo ricostruire un molare, mi è successa una cosa da incubo splatter.
avevo un dentista eccellente, ma carissimo. per una devitalizzazione + corona mi aveva fatto un preventivo che superava i duemila euro, così avevo deciso di cambiare e andare da uno convenzionato con la casagit [per chi ha un contratto giornalistico c'è una sorta di assicurazione sanitaria che copre una parte di spese mediche]. lo stesso lavoro, da un altro ottimo professionista, è costato decisamente meno.
l’unica differenza è che, mentre era nel bel mezzo dell’opera dentro alle mie fauci, gli è un attimo scivolato di mano il trapano O_o
ho perso sei mesi di vita, già pensavo agli schizzi di sangue ovunque, ma devo dire che per fortuna ha padroneggiato la situazione evitando di farmi diventare la gemella di marylin manson.
peggio per me, direte voi. ma la scelta era tra salvare un dente o fare le vacanze e allora ho cambiato dentista per salvare entrambi.
la morale [che nella mia vita torna con una certa insistenza] è: chi lascia la via vecchia per la nuova, sa ciò che perde ma non sa ciò che trova.
estrellita giugno 28th, 2009
stamattina di buon’ora, mentre ero in giardino a stendere il bucato, ho assistito a un’animata discussione tra una vecchia signora che portava il cane a spasso e una coppia sulla cinquantina. purtroppo ho perso la scintilla scatenante, ma ho fatto in tempo a sentire paroloni altisonanti, tipo rispetto-diversità-diritti, e poi la vecchina che urlava “voi stuprate i bambini” e loro di rimando “i preti stuprano i bambini”. non ci voleva un mago per capire che si stava parlando del gay pride di ieri. non so se mi rattrista di più l’irriducibile dualismo che permea questo paese, o il fatto che la gente non si premuri mai di verificare ciò che pensa [e dice].
quanto al dualismo, è un’abitudine che inizia con le elementari, quando ti forgiano a colpi di domande imbecilli, tipo: preferisci italiano o matematica? pasta corta o pasta lunga? inizia quando sei piccolo e va avanti tutta la vita e bisogna fare una fatica bestia per imparare quanto sia importante il contesto e imparare ad affermarlo. vuoi mettere le penne col sugo di salmone? invece con le vongole sono essenziali gli spaghetti. poi ognuno può fare gli abbinamenti che vuole, inclusi quelli sessuali, a patto che la sua libertà di espressione non interferisca con quella degli altri. direi che questo è quello che mi è piaciuto del gay pride: c’erano i costumi esagerati, c’erano le provocazioni, i cartelli contro ratzie, ma c’era anche molto, molto di più. per esempio una marea di famiglie “come definite dalla costituzione”, un sacco di bambini e un sacco di anziani. e c’era una cosa che mi ha commosso: il trenino delle famiglie arcobaleno e poi un carro con l’associazione dei genitori di gay. allora ho capito veramente perché “pride”: per tutte queste persone, costrette quotidianamente a confrontarsi con i pregiudizi, con gli sguardi, con le frasi che feriscono, stare su un carro e ballare di fronte a una città che ti accompagna è un piccolo, infinitesimale, riscatto. alzare la testa tutti insieme, passando sotto a persiane semiaperte, passando davanti a bambini e a vecchietti è sfiorare con le dita un futuro che potrà essere diverso. il gay pride è riuscito persino a stanare i vecchi farmacisti di via balbi, quelli che fanno obiezione di coscienza e non vendono le siringhe ai tossici [c'è il cartello perpetuo che le siringhe sono terminate]. ci ho persino incontrato la nonna di una mia amica, che sorrideva in mezzo ai coriandoli. per il resto il nostro è stato un assaggio, un’apparizione fugace, proprio dove partiva il corteo. il secco, armato di canon, caterina, vestita di fragole, io e il passeggino, che non ha reso semplice l’impresa di sfilare e poi, di tornare a casa. abbiamo visto i carri, abbiamo visto i costumi, abbiamo letto cartelli e striscioni: ora la curiosità scientifica può dormire sonni tranquilli. naturalmente non ho visto l’osceno e lo scandaloso che il solito teatrino della politica si affanna a denunciare con frasi fatte che più fatte di così si muore, ma questo già lo sapevo. come sempre è bene andare a constatare di persona.
estrellita giugno 4th, 2009
questo bellissimo post di blimunda mi ha fatto riflettere.
gira che ti rigira sto sempre a criticare mia madre e a dire che ha un brutto carattere, però poi ho fatto fatica a trovare qualcosa che non sopportavo quando ero piccola e che non farei mai coi miei figli. mi è venuta in mente una cosa marginale e tutto sommato non ho niente da rimproverarle sulla mia infanzia. anzi, direi che ha fatto bene il suo mestiere, anche se era molto giovane e anche se ha attraversato molte difficoltà.
colgo l’occasione e la ringrazio pubblicamente per avermi impedito di andare in giro vestita come madonna in cercasi susan disperatamente quando avevo dodici anni. e anche per avermi insegnato a non stare nel gregge. e anche per i libri che mi comprava e che leggevamo insieme, ne cito uno che è stato fondamentale: storia di panini.