Archive for the 'politically' Category

sobrietà e disciplina

marzo 5th, 2008

i miei colleghi e io abbiamo appena ricevuto una letteraccia. è la seconda nel giro di un mese, oltre a un esposto anonimo all’ordine. la lettera è della direzione e, tra vari richiami alla professionalità, c’è scritto sopra che bisogna tenere comportamenti improntati a criteri di sobrietà e di considerazione del proprio ruolo.
credo che neanche la guardia svizzera pontificia riceva richiami come questo.

non so come devo interpretarla: vuol forse dire che per il mio addio al nubilato non posso fare una danza copulatoria con uno spogliarellista brasiliano in mezzo agli scroscianti applausi di una platea in delirio?

o magari era un messaggio velato per f.b.

rapporti fiduciari

febbraio 20th, 2008

chissà perché con le finte bionde, specie se affette da divismo grave, c’ho sempre dei problemi professionali :)
vi riporto un breve dialogo, avvenuto durante una riunione:
f.b. – se io vado da pinco e gli dico che io non posso organizzargli la conferenza stampa e al mio posto ci va un’altra persona scoppia un casino. ho dei rapporti fiduciari.
e. [al 50% delle probabilità l'altra persona] – non credo che se pinco vede me, invece di vedere te, abbia all’improvviso una crisi cardiaca.
può darsi che succeda se vai da quelli di quel partito là…
f.b. – questa è gratuita e anche velenosa
e. – l’hai detto tu che hai “rapporti fiduciari”

lo ammetto, me lo sarei potuto risparmiare, però poi mi sono scusata. ed è vero, non intendevo offendere nessuno, ma le persone che non sono in grado di iniziare una frase senza “io” non le digerisco. la cosa più interessante è che alla fine della riunione f.b. ha detto al capo “io scopo con chi mi pare!”.
da allora non mi rivolge più la parola, sostenendo che le ho dato della mignotta.
meno male che c’erano i testimoni.

194 sì

gennaio 5th, 2008

prima di rimettere mano alla 194 forse varrebbe la pena di applicarla al 100%. concordo con chi chiede che ci sia maggiore informazione sulle alternative all’aborto e anche maggiori opportunità per aiutare una donna in difficoltà.
e va bene discuterne, come dice alessandro, infatti è un tema che non si è mai spento e che a intervalli più o meno regolari viene fuori e infiamma gli animi. ma un conto è discutere, un conto pensare di mettere in discussione il diritto all’aborto così come è definito nella legge attualmente in vigore in italia. francamente le argomentazioni di chi chiede un aggiornamento della legge non mi convincono, e per come vanno le cose in questo paese, sospetto che dietro alla richiesta di revisione parziale ci sia il colpo di spugna in agguato. certo, nessuno di quelli che ne stanno discutendo adesso ha mai chiesto l’abolizione della 194 o la sua totale revisione, soprattutto perché sarebbe una mossa da kamikaze. ma il ministro turco ha ragione: non si cambia una legge che funziona. dove per funzionare si intende il fatto che in 30 anni ha diminuito considerevolmente gli aborti in italia (ho letto dimezzato ma non posso verificare, quindi lo scrivo con le pinze) e salvato la vita a migliaia di donne. non altrettanto ai feti, si obietterà, ma sono pronta a scommettere che avrebbero fatto la stessa fine, solo in maniera illegale.
però credo anche che la maggior parte dei cattolici sappia che non è possibile chiedere a uno stato civile di rinunciare all’aborto.
discutere bisognerebbe discutere eccome. anche perché a parte le provocazioni di ferrara, e le solite banalità che saltano fuori, la riflessione più puntuale arriva dalla prestigiacomo: ad abortire oggi sono in larga misura donne straniere e molto giovani. per loro, c’è davvero bisogno di informazione e di sostegno: è soprattutto qui che si deve concentrare la prevenzione.
ma la 194 questo lo prevede già.

ti dico una cosetta sugli errori

dicembre 11th, 2007

capita di sbagliare. di fare errori, anche stupidi e grossolani. però non capita a tutti. capita a chi fa le cose, a chi si sbatte, a chi si fa il culo e a volte non ha il tempo di controllare. non capita alle stronze che lavorano mezzagiornata, che non ti consegnano neanche due righe – ma che dico due righe! – neanche un’idea da sviluppare ogni due mesi. non capita a quelli che da quando sono nella culla mostrano il pugnetto sinistro convinti di stare sempre dalla parte di quelli che hanno ragioni e ragione, di quelli che pensano di essere i difensori dei deboli e dei buoni. di quelli come te, degni del partito che rappresentano come un vecchio foglio di carta copiativa, quelli che si scandalizzano e si indignano sempre di quello che non va come vogliono loro.
finti umili, finti poveri, finti collettivi.
veri stronzi.

mi raccomando

dicembre 4th, 2007

non è che non capisco, è capitato anche a me. solo che per me era quasi un marchio di infamia, era come avere una pedata bianca sul culo sopra un vestito nero. e ho lavorato sodo per anni per togliermela, per fare si che la gente incontrandomi pensasse di me che ero quella che finiva di lavorare alle otto, quella che anche di sabato, quella che non faceva mai i ponti, che si faceva il culo più degli altri e si assumeva le responsabilità.
poi è arrivata barbie arrampicata e dalla sua disinvoltura ho dolorosamente imparato che i soldatini restano soldatini semplici e vengono messi in trincea, mentre le signore, invece, stanno nei salotti.
così ho deciso di battere in ritirata, lavorare decisamente meno e pretendere di più. devo dire che ha funzionato. ma se ho preteso qualcosa, è stato solo dopo aver dimostrato il mio valore.
qualche volta mi sono pentita di non aver usato raccomandazioni – quando ancora le avrei potute avere – per ottenere qualcosa che invece ho conquistato sudando per nove anni.
da che mondo e mondo esistono i raccomandati. ma mai, nella mia vita, mi era capitato di incontrarne due solidali. arrivano da destra e da sinistra, per par condicio, e non fanno nessun mistero del motivo per cui hanno avuto un contratto, anzi. chiedono per ottenere e se non ottengono puntano i piedi. lavorare, lavorano. ma sono totalmente votati alle proprie maniglie, tanto che sembrano alle loro dirette dipendenze.
non solo non fanno niente per affrancarsi, ma hanno trasformato un ufficio stampa in una segreteria politica.
io, certi giorni, faccio solo del gran data entry, mentre la parte interessante del lavoro la fanno quelli targati.
mi guardo ancora allo specchio, mi chiedo se ha un valore solo per me o se qualcuno noterà mai la differenza.

ecco, l’ho detto

ottobre 31st, 2007

p: ciao mostro, che fai?
io: ciao, mi annoio, ma potrebbe andar peggio. sono un po’ in crisi, continuo a fare cose stronze e non imparo un tubo.
diciamola tutta: mi fa proprio schifo stare qui. e comunque guadagno più di prima, però è orribile lavorare con gente che non stimi e che preferiresti un pugno piuttosto che vedere tutto il giorno.
a volte spero che tambu trovi un bel lavoro in un’altra città così ho una scusa per cambiare anche io, ma poi mi rendo conto che sono piena di balle. però sono depre, non so cosa farci…
p: me ne sono accorta che ci stai male

troppo pressati

ottobre 10th, 2007

sull’uso del presso non posso che concordare con alessandro, anche perché credo che sia nato dentro la pubblica amministrazione e ai miei occhi riassume perfettamente la sua ambivalenza: la paura di dire quel che è e la supponenza di poter sapere lei sola le cose, in un bilico pernicioso tra l’ansia di essere letterali e la tracotanza di essere gli unici titolati.
che vuol dire “presso” il ristorante? dietro nel vicolo, sul tetto della cucina o nella toilette delle signore? e perché non posso dire “nel” ristorante? perché è troppo prosaico, si avvicina troppo all’uso comune della parola, come se questo fosse peccato.

poi uno si chiede come mai l’antipolitica

alla fermata

luglio 19th, 2007

ore 22. fermata sotto all’albero, nel silenzio di un bel quartiere residenziale poco animato. io e un uomo sulla trentina, marocchino, gli unici due clienti dell’azienda di trasporto. dopo qualche minuto di silenzio imbarazzato, in cui ho perso due diottrie cercando di individuare la sagoma del 606 dall’altra parte della città e due etti di liquidi sudando mentre mi squadrava, mi ha chiesto dove te ne vai. 
interruttore femminile dell’ansia.
rispondo, pensa che ci sto, mi stupra/non rispondo pensa che sono antipatica, mi stupra e mi picchia. 
io - tu?
lui – vado a casa. ma abiti vicino?
io – si
lui – dove?
io – vicino
lui – l’autobus non passa
io – ora arriva
lui – sono stanco
io – hai lavorato?
lui – si, pitturo i muri, ma nel mio paese giocavo a calcio e sono quasi arrivato in serie a, poi mi sono fatto male al ginocchio, allora je suis venu en italie per curarmi, ma non posso più giocare… j’ai plus de 30 ans, c’est trop tard. est ce que tu comprend le francais?
io – va be, però lavori. oui, un petit peu.
poi la conversazione è continuata in francese sull’autobus e mi ha raccontato che vive con una famiglia che gli ha affittato una stanza, che manda i soldi ai suoi, a casablanca, che non ha la fidanzata e che non ha il permesso di soggiorno e mi ha chiesto se sapevo come poteva fare per averlo. poi è sceso e mi ha salutato, mi ha detto che avrebbe voluto chiedermi il numero di telefono, ma si rendeva conto che non era opportuno. mi ha detto che lo posso trovare tutte le domeniche vicino alla metro san giorgio, perché vende cose usate. gli ho detto che se passo di lì gli porto la nuova legge regionale sull’immigrazione (che naturalmente non è tradotta).
mi è venuta tristezza. per lui, un povero cristo, ma anche per me, per la mia paura di prendere un autobus da sola alle dieci di sera. 
perché non ho amici immigrati e di loro so solo le cose che leggo sui giornali. perché comunque non mi piace come questo paese non gestisce il problema dell’immigrazione e quando lo dico il 90% delle volte mi sento rispondere che sono fascista e quando poi mi dicono che non è un problema, ma un arricchimento culturale divento una bestia
 

ambientalismi

giugno 20th, 2007

durante un’intervista ho scoperto che esiste un ambientalismo di destra. non lo sapevo. scusate l’ignoranza. è un ambientalismo che si rifà a tradizioni religiose, mi dicono. e io penso agli amish, e immagino l’uomo che ho davanti con gli zoccoli di legno, ma non ho il coraggio di approfondire. mi serve un bignami per recuperare il tempo perduto senza questa informazione, se qualcuno ha voglia di darmi due dritte…
io credo che l’ambientalismo, oggi, debba essere trasversale e riguardare proprio tutti. essere di buon senso, insomma.
perché intanto il tempo sta per scadere

la prima volta

aprile 29th, 2007

la prima volta che faccio un saltino e mentre la canottiera fuoriesce birichina dai jeans stacco un frutto vero, tiepido e arancione, da un albero di mia proprietà [per un terzo, per gli altri due è ancora della barclays, a dire il vero]. me lo mangio e guardo i miei cinque centimetri di mare e sono felice, anche se non ho praticamente chiuso occhio e ho ospiti importanti a pranzo. e penso che questo qui è proprio un inutile diario personale con scarsi accessi.
alla facciazza di una che ieri pontificava allo zenacamp e di chi si sforza sempre di beccare l’onda

[solo per me, vinicio capossela]

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