Archive for the 'nero seppia' Category

precarietà

dicembre 17th, 2011

mi sono alzata prestissimo per dare un’occhiata in giro, perché alla sera sono così stanca, così satura che, mio malgrado, la vista dello schermo mi nausea.
fuori c’è uno strano odor di neve, gli altri dormono fitto, vecchio gatto compreso.
penso con ansia al gennaio che verrà, quando dovrò svegliarmi, lavarmi, vestirmi, portare caterina all’asilo e tornare qui, combattuta tra la casa da riordinare, studiare per la tesi, studiare per l’esame di stato, guardare il saldo in banca, guardare gli annunci di lavoro con un nodo allo stomaco sempre più stretto.
mi sento una diga sul punto di esplodere.

flash mob[bing]

aprile 13th, 2011

la mia ultima attività lavorativa di oggi è stata rispondere al sondaggio: preferisci le stelline o i grattini?

du du du

gennaio 13th, 2011

codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

A o B

giugno 3rd, 2010

stamattina mi sono pesata e ho guardato l’estratto conto.

non so quale delle due cifre sia peggio
:/

come sfuggire al capodanno

dicembre 30th, 2009

potrebbe andare bene il vietnam, o la cina, ma anche un qualsiasi paese mussulmano. anche il tibet, o l’iran [che però in questo periodo eviterei per altre ragioni]. per contare almeno su un altro paio di mesi ci sono poi la thailandia, la cambogia, la birmania e il bengal. e ce ne sono parecchi altri, di posti dove il capodanno non cade il 31 dicembre. poi basta cambiare di nuovo paese, in questo modo potrei sfuggire alla festa che più detesto.
avessi degli amici normali e non esistessero i botti, probabilmente, sarei più tollerante.

vecchie foto

giugno 4th, 2009

sono passati solo quattro anni. faceva caldo, eravamo a una riunione di famiglia, nel nostro paese d’origine. noi due ragazzi in mezzo a tanti nonni e zii e genitori. tutti si lamentavano perché scattavo primi piani senza sosta, ma sorridevano.
ufficialmente eravamo lì per festeggiare il tuo compleanno, in realtà si festeggiava la la vita presa per i capelli un attimo prima di fuggire via. là fuori, per te, c’era una bmw nuova di zecca e un bel pranzo.
solo quattro anni.

oggi riguardo quelle foto e il nonno, allora ancora valente e testardo, vegeta davanti a una finestra tutto il giorno, non sa più chi siamo, non cammina, gioca un po’ con la cate, ma solo perché quella metterebbe allegria anche a un sasso. la nonna è più magretta, perde qualche colpo, ma nel complesso, per essersi fratturata due braccia e la faccia cadendo dalla scala, regge alla grande. la tua, di nonna, è ormai più simile a un grosso ortaggio appannato, che alla vecchia e fiera maestra di un tempo, non aiuta più nessuno a compilare i moduli e sta sempre a casa con la badante ecuadoriana. tuo nonno è morto pochi mesi dopo quella foto, rideva ed era una cosa rara, così l’hanno usata per la tomba. lo zio a., eterno scapolo e ballerino provetto, ha avuto un ictus e non può più ballare; anche lui se l’è vista brutta, ma la tenacia l’ha premiato restituendogli almeno la parola e la parte sinistra del corpo. i nostri genitori, a parte un’altalena di chili e qualche sigaretta di meno, sono sempre uguali. anche io sono la stessa di sempre, distratta e tonda, mentre la casa è disabitata da due anni, i fiori curati non ci sono più, crescono le erbacce tra una piastrella e l’altra. e c’era una finestra con un panorama dolcissimo, ma non c’è più neanche quella: il comune l’ha fatta murare.
a volte invidio mio nonno, perché non si ricorda niente, perché ha cancellato gli ultimi trent’anni e non si ricorda neppure che sei esistito.

quadrifogli come se piovesse

maggio 22nd, 2009

stamattina, tutto storto. poi, mentre portavo la caterina al castello d’albertis, con la coda dell’occhio ho visto un quadrifoglio in un’aiuola. è il terzo nel giro di qualche settimana. che cosa vorrà mai dire? qualcuno mi ha detto che sono fortunata, io dico “sarà”. la vita, ultimamente, mi pare veramente piatta.
continuo pensare a quel chioschetto all’ilha de tavira.

noemi e le altre

maggio 6th, 2009

più che altro, alla maggior parte degli italiani, manca il buon gusto e il buon gusto va a braccetto col rispetto.
qualcuno ci ha pensato a quella ragazza? magari è un’oca, magari è un’arrivista disposta a tutto, magari parteciperà alla prossima isola e ne sarà felice, ma è pur sempre una ragazza su cui si sta riversando una montagna di letame e a me dispiace.
mi dispiace anche per la veronica, che però se l’è cercata, e, al contrario di tante altre donne umiliate e offese, può piangere comodamente in una delle sue tante gabbie dorate, le stesse in cui ha vissuto per decenni.

mi dispiace per tutte queste donne persone usate come carta igienica dagli italiani.

mal di primavera.

aprile 16th, 2009

per quelli che sono meteoropatici la primavera è una mazza ferrata che ti plana in mezzo alle scapole con la leggerezza di un boing 747.
per combattere il mal di primavera quando ero piccola la mia mamma mi dava delle schifose fialette della farmacopea cinese che sapevano anche un po’ di ginseng [una cosa che odio].
ora, non so se è precisamente questo cambio di stagione, oppure il fatto che prima o poi dovrò riprendere a lavorare tutti i giorni, o lo shock di un trasloco imminente, o una persona che mi ha fatto girare le palle. fatto sta.

good morning

marzo 30th, 2009

chissà cosa dice il mio oroscopo di oggi.
mi sono svegliata alle sei meno un quarto perché il gatto grattava la porta e per il mio corpo erano ancora le 5.45 4.45. ho chiuso il gatto in lavanderia, ho pulito la svomitazzata sul parquet e finalmente sono tornata a letto.
un quarto d’ora dopo caterina ha reclamato la sua prima colazione. a quel punto, dopo biberon e ruttino, non aveva senso tornare tra le braccia di morfeo, così ho deciso di prepararmi con calma. mentre stavo per bere il primo caffè della giornata si è aperto il rubinetto della narice sinistra. l’epistassi, piuttosto violenta, è finita dieci minuti dopo. il lavandino del bagno sembrava una tonnara, così ho pulito. nel frattempo un altro essere ha iniziato ad aggirarsi per casa, ma a quell’ora è innocuo.
allora ho chiamato il call center della mia banca per autorizzare lo storno di un pagamento sbagliato e, dopo aver inserito circa 20 codici, al terzo tentativo di comunicare il numero di conto il sistema ha bloccato tutto. sbraitando ho afferrato il casco per uscire, ma mi è scivolato e un pezzo di visiera si è schiantato sullo schermo ultrapiatto della tv. e ora sono qui, nel mio adorabile ufficio. il mio capo ha fatto seccare la piantina di gerbere che gli avevo affidato. considerando il meteo, sarà sicuramente di buonumore e trascorrerò una piacevolissima mattinata lavorativa, non avara di grandi soddisfazioni professionali.

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