il mio gay pride

giugno 28th, 2009

stamattina di buon’ora, mentre ero in giardino a stendere il bucato, ho assistito a un’animata discussione tra una vecchia signora che portava il cane a spasso e una coppia sulla cinquantina. purtroppo ho perso la scintilla scatenante, ma ho fatto in tempo a sentire paroloni altisonanti, tipo rispetto-diversità-diritti, e poi la vecchina che urlava “voi stuprate i bambini” e loro di rimando “i preti stuprano i bambini”. non ci voleva un mago per capire che si stava parlando del gay pride di ieri. non so se mi rattrista di più l’irriducibile dualismo che permea questo paese, o il fatto che la gente non si premuri mai di verificare ciò che pensa [e dice].
quanto al dualismo, è un’abitudine che inizia con le elementari, quando ti forgiano a colpi di domande imbecilli, tipo: preferisci italiano o matematica? pasta corta o pasta lunga? inizia quando sei piccolo e va avanti tutta la vita e bisogna fare una fatica bestia per imparare quanto sia importante il contesto e imparare ad affermarlo. vuoi mettere le penne col sugo di salmone? invece con le vongole sono essenziali gli spaghetti. poi ognuno può fare gli abbinamenti che vuole, inclusi quelli sessuali, a patto che la sua libertà di espressione non interferisca con quella degli altri. direi che questo è quello che mi è piaciuto del gay pride: c’erano i costumi esagerati, c’erano le provocazioni, i cartelli contro ratzie, ma c’era anche molto, molto di più. per esempio una marea di famiglie “come definite dalla costituzione”, un sacco di bambini e un sacco di anziani. e c’era una cosa che mi ha commosso: il trenino delle famiglie arcobaleno e poi un carro con l’associazione dei genitori di gay. allora ho capito veramente perché “pride”: per tutte queste persone, costrette quotidianamente a confrontarsi con i pregiudizi, con gli sguardi, con le frasi che feriscono, stare su un carro e ballare di fronte a una città che ti accompagna è un piccolo, infinitesimale, riscatto. alzare la testa tutti insieme, passando sotto a persiane semiaperte, passando davanti a bambini e a vecchietti è sfiorare con le dita un futuro che potrà essere diverso. il gay pride è riuscito persino a stanare i vecchi farmacisti di via balbi, quelli che fanno obiezione di coscienza e non vendono le siringhe ai tossici [c'è il cartello perpetuo che le siringhe sono terminate]. ci ho persino incontrato la nonna di una mia amica, che sorrideva in mezzo ai coriandoli. per il resto il nostro è stato un assaggio, un’apparizione fugace, proprio dove partiva il corteo. il secco, armato di canon, caterina, vestita di fragole, io e il passeggino, che non ha reso semplice l’impresa di sfilare e poi, di tornare a casa. abbiamo visto i carri, abbiamo visto i costumi, abbiamo letto cartelli e striscioni: ora la curiosità scientifica può dormire sonni tranquilli. naturalmente non ho visto l’osceno e lo scandaloso che il solito teatrino della politica si affanna a denunciare con frasi fatte che più fatte di così si muore, ma questo già lo sapevo. come sempre è bene andare a constatare di persona.

3 Responses to “il mio gay pride”

  1. algaon 29 giu 2009 at 00:31

    bellissimo, questo post.
    alla faccia di tutti quelli che si ostinano a vedere l’osceno, lo scandaloso.
    e anche il pateticamente ridicolo.

    :-)

  2. Overseaslon 29 giu 2009 at 14:11

    Meraiglioso :) grazie

  3. puccion 30 giu 2009 at 09:43

    come al solito hai reso molto bene l’idea…

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