archetipo ikea
estrellita novembre 18th, 2007
in questo momento in forno cuociono dei tortini alle pere e cioccolato e inondano la casa di un delizioso profumino, le candele sono accese sulle mensole, il gatto dorme acciambellato sul divano e la cucina, pulita con cura, brilla. c’è un bel calduccio, sette rose colorate in un vaso, le note di cristina donà nell’aria e gli altri abitanti su due zampe sono al pc.
mi piace, mi sento bene. ma rifletto che questa domenica pomeriggio di assoluto relax corrisponde esattamente alla rappresentazione della famiglia di uno spot.
di nuovo, come tante altre volte, sento un vago senso di fastidio e si fa strada dentro alla mia testa la coscienza di essere un target pubblicitario. sono, siamo, la nostra casa è esattamente ciò che il marketing rappresenta. negli sportelli ci sono quei detersivi, le stoviglie ikea, il divano arancione. siamo noi che rincorriamo un’immagine e ci sforziamo di infilarci dei contenuti o il desiderio della gente come me va esattamente in questa direzione e la pubblicità non fa che catturarlo in abilissimi affreschi?
non posso fare a meno di chiedermi se siamo così perché questa è la rappresentazione del benessere costruita e imposta dal consumismo, oppure se il mercato dell’offerta lavora per generare una domanda che in realtà non esiste sfrugugliando tra le immagini di sicurezza e tranquillità domestica che ogni uomo porta dentro al cuore?
cerco di convincermi che la mia polaroid di oggi è qualcosa di più della pagina di un catalogo. che quello che tutta la pubblicità rappresenta, in realtà, è qualcosa di atavico. un archetipo di famiglia.
faccio fatica però a capire i confini.
- happy family , riflessioni
- Comments(15)
è facile: siccome al giorno d’oggi pubblicizzano TUTTO, tutto è riconducibile a qualcosa di pubblicitario. Qualsiasi divano di qualsiasi colore ti sembrerà di averlo già visto alla TV, in un telefilm, in una rivista di architetti o in un depliant. e così via… :)
“È perché siamo intrappolati nella nostra cultura, nel fatto che siamo esseri umani su questo pianeta con i cervelli che abbiamo, e due braccia e due gambe come tutti. Siamo così intrappolati che qualsiasi via d’uscita riusciamo a immaginare è solo un’altra parte della trappola. Qualsiasi cosa vogliamo, siamo ammaestrati a volerla.
Chuck Palahniuk”
ma penso che quello che dice tambu sia persino migliore.
quello che mi chiedo è se la tua serenità è dettata dall’aver raggiunto quell’immagine. se hai raggiunto quello standard e ora ti stai chiedendo se è più vero, meno banale, di una torta di gomma e vernice su mobile in stile ma funzionale, secondo me questa è repulsione.
ti sei uniformata ad uno standard e domani sbaglierai di proposito il maglione da abbinare con la gonna, oppure lascerai a casa l’ombrello anche se piove.
@ tambu: non era questo il senso del mio discorso. mi interrogavo sui rapporti tra la realtà e l’immagine pubblicitaria, cioè: è nata prima la famiglia felice che mangia le cose sane con il nonno e il bambino che giocano insieme in una bella casa chiara e ariosa oppure lo spot del mulino bianco? se dici che le due cose si mescolano, allora vuol dire che tanto di quello che uno fa e ha, vale a dire il suo stile di vita, non risponde tanto ai suoi desideri, quanto a quello che il marketing ti induce a desiderare…
@caino: sarebbe sciocco contestare per il puro piacere di farlo, a meno che uno non sia proprio bastian contrario.
se mi sembra di essere serena perché la mia vita ha faticosamente raggiunto la somiglianza alla pagina del catalogo tanto da poter essere scambiata, allora l’obiettivo che devo pormi è capire cosa desidero davvero. al di là degli oggetti di design, dell’ultima borsa di prada (che non avrò mai per altre ragioni), della tavola imbandita di finger food. qui stiamo parlando di scambiare i propri valori umani con i valori che ci propinano i media per vendere. veramente per essere realizzata devo entrare in una 42? ho veramente bisogno di bomboniere e di partecipazioni in carta amalfi? io spero che qualcuno si inventi una vera alternativa al consumismo che ci permetta di essere ancora umani.
tu non sei da pubblicità.
lui non è da pubblicità.
vi fate un culo a capanna, e ancora siete bravi ad accendervi le candele, alla sera.
pensa a quanta gente non è più capace di (o non può più) farlo.
la tua inquietudine la capisco molto bene, anch’io sono così.
però sbattitene dei media di questo tipo, il vostro non è consumismo.
è felicità (renditene conto), beati voi.
:-)
il problema del marketing è che da una parte cerca di venderti cose che non ti servono, e va bene io anche ne subisco il fascino, ma dall’altra usa figure familiari che non avrebbero in sè niente di male, se non fossero usate dal marketing.
mah, per come ti conosco tu non tendi a conformarti al modello ikea. se hai seguito i suggerimenti di ikea o di altri in parte dell’arredamento della tua casa l’hai fatto non per il loro valore conformativo ma perché ti sembrava una strada breve e più economica (o meno cara) di altre per arrivare a un assetto soddisfacente,
goditi le domeniche tranquille senza sensi di colpa o sospetti sulla tua indipendenza, altrimenti cadi davvero nella spirale consumistica: se la tua casa ora ti piace hai finito di “consumare”, almeno fino a quando non avrai necessità pratiche di rimpiazzare qualcosa.
ah, ho comprato il frigorifero nuovo e mi hanno fatto una garanzia di quattro anni :-)
ma questa cosa del target la penso spesso. la prima volta che me ne sono resa conto è stato quando ho comprato 12 scatolette di una certa marca per il gatto solo perché regalavano una collanina che mi piaceva. a soli le scatolette piacevano pure, ma dal fatto che sulla confezione c’era un gatto persiano fichissimo e che degli stupidi bocconcini avessero nomi tipi “sfilaccetti delicati in salsa di gamberetto profumato al basilico” avrei dovuto capire che non erano per noi.
il fatto che costassero molto più delle altre non mi ha indotto a ragionare.
single, trentenne, attenta ai dettagli, gattomunita: te la lì, hanno pensato al marketing della gourmet. strike.
sono d’accordissimo con alessandro. a quanto dice lui posso aggiungere solo che vista da fuori, la tua polaroid è autentica, carina, di una meravigliosa normalità ed esprime un senso di benessere importante. e guarda, già solo la voglia di interrogarsi, così a fondo, sul fatto di essere o no nella spirale del consumismo, secondo me, te ne tira fuori. la spirale, quando attanaglia i cervelli dei poveri consumatori consumisti, non lascia scampo neppure al neurone. io penso anche che i professionisti del marketing sono dei geni del male e fotografano la realtà desiderata e vissuta per riproporla ancora e ancora e ancora… in mille forme. quindi la famiglia felice, il calore domestico e la semplice tranquillità di una domenica dentro casa con le persone o i quattrozampe che ami è una cosa vecchia come il mondo ma non così facile da ottenere. e quando uno la riconosce se la deve godere fino in fondo perché non ha prezzo…come dice una nota pubblicità. e così il cerchio si chiude ;)
se uno si rende conto di una cosa ne dovrebbe conseguire che la evita, invece io sono consumista a stecca. altroché se lo sono…
ma cosa dovresti evitare? non puoi certo evitare di comprare cose per la casa, di arredarla, ed è bene che tu lo faccia a tuo gusto. è consumismo questo? io penso di no.
e poi non so se è peggio la spirale del consumismo o la spirale dell’autarchia ;-)
infatti. se tu fossi milionaria cadresti nella spirale del radical-chic con mobili finto antico, etnici, d’epoca? e se fossi povera? palafitta e mobili di cartone? non credo. quello che c’è in giro alla nostra portata è quello che noi troviamo da selezionare, comprare e portare dentro casa. la scelta è indotta dal mercato ma nella scelta lì tu ci metti il tuo gusto e la tua sensibilità.
ma insomma, a parte che gavino sanna, negli anni ottanta è stato un genio della pubblicità, cos’è tutta questa demonizzazione della famiglia del mulino bianco?
la famiglia del mulino bianco esiste (tutti noi abbiamo avuto momenti perfetti) e non esiste (chi ti dice che poi, dopo cinque minuti, per un motivo qualsiasi non si sono tirati i piatti in testa?).
le cose importanti son ben altre, e tu lo sai.
i momenti belli son sempre esistiti (grazieaddio), anche prima che arrivasse la tv.
mi piace questo dibattito, mi fa ritrovare il senso del blog :)
a me lo fa scoprire visto che sono una blogger, sfegatata sì, ma da pochissimo tempo. ed è davvero figo!
li senso del blog lo raggiungiamo solo se ora la discussione degenera e qualcuno urla “ignorante ” a qualcun altro. :D